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Il padre e la vita nascente

“Sono geloso!”

Durante la gravidanza, il padre può provare sentimenti di gelosia nei confronti del proprio bambino? Porre questa domanda a un papà in attesa significa sentirsi quasi sempre rispondere un convinto "no, non mi è mai successo!". Ma... negli effetti è pressoché normale provare episodi di gelosia nei confronti del proprio figlio.

Perché questo avviene? Sostanzialmente perché spesso, fin dalle prime fasi della gravidanza, la futura mamma si ripiega su se stessa divenendo più assorta e meno accessibile, almeno in apparenza. Di conseguenza, il tempo che passa in compagnia del partner potrebbe drasticamente diminuire, così come le passeggiate, i rapporti sessuali e le uscite di vita mondana.

L'apparente distacco della donna dal proprio partner può far insorgere in esso un senso di perdita , l'uomo potrebbe sentirsi "tradito" e messo da parte, sentirsi sostituito e rimpiazzato nel suo ruolo dal proprio figlio. Ed ecco spuntare la gelosia.

Uno sguardo attorno a noi.

Proprio per "prevenire" questa gelosia e per far partecipare i padri alla gravidanza e alla nascita del proprio figlio, alcune culture tradizionali in diverse parti del mondo hanno sviluppato diverse pratiche atte ad aiutare il futuro padre ad approfondire la sua identificazione con la gravidanza, facendolo in tal modo partecipare e sentirsi parte integrante di essa. Queste pratiche sono note con il nome di "riti della couvade".

La parola couvade deriva dal francese couver che significa "incubare, far nascere, covare" e indica l'attrazione dell'uomo verso il nascituro.

Alcuni riti della couvade appaiono simbolici nel tentativo di concedere alcuni privilegi ai futuri papà. Durante la gravidanza, agli uomini è vietato tagliare, uccidere o mangiare determinati cibi, cacciare, sollevare oggetti pesanti o toccare utensili appuntiti.

Con l'avvicinarsi del parto, il costume richiede che l'uomo si ritiri in una sorta di "clausura" o addirittura imiti i suoni o i movimenti del travaglio. Altri riti della couvade coinvolgono l'uomo in maniera maggiormente diretta. Ad esempio, il padre della tribù Arapesh della Nuova Guinea si impegna in estenuanti rapporti sessuali per rafforzare lo sviluppo del nascituro. Dopo la nascita, rimane vicino alla madre e al bimbo al punto che si usa dire che "sta per partorire".

Il padre della tribù Sirionas della Bolivia va a caccia quando comincia il travaglio. Il suo ritorno è atteso con ansia perché solo a lui è permesso tagliare il cordone ombelicale. Dà il nome al suo bambino subito dopo aver ucciso la prima preda nella sua caccia propiziatoria.

Il padre della tribù Zinacanteca del Messico si aggrappa con forza ai fianchi della moglie per aiutarla a far uscire il neonato. In diverse culture le partorienti si appoggiano al loro compagno per facilitare il passaggio del bambino.

Le spiegazioni relative ai rituali della couvade sono molto varie. Secondo una di queste, il rituale serve per indurre gli spiriti maligni a seguire il futuro papà in modo che madre e figlio possano rimanere illesi. Secondo un'altra, risveglierebbero nell'uomo il senso della cura dei figli. I rituali potrebbero inoltre servire a sottolineare l'importanza del ruolo maschile nella gravidanza o a proteggere la madre e il figlio dall'invidia e dall'ostilità che potrebbero essere provate da un altro uomo.

Quali che siano i loro intenti, i rituali della couvade danno ai futuri papà un'opportunità per avvicinarsi al processo creativo e partecipare attivamente alla gravidanza e alla nascita del loro bambino.

Questi riti conferiscono ai futuri padri uno status speciale proprio nel momento in cui potrebbero sentirsi messi in secondo piano e chiamano a raccolta il sostegno di amici e parenti quando potrebbero sentirsi confusi, alienati o soli.

E da noi? La sindrome della couvade

I riti cui accennavo sopra fanno parte delle tradizioni e dei costumi di popoli lontani dalla nostra cultura, e leggendoli possono farci sorridere. Ma, anche nella nostra moderna e tecnologica realtà, la couvade si esprime e ha la sua importanza.

Due psichiatri inglesi (gli studiosi Trethwan e Colon) descrissero per la prima volta nel 1965 la cosiddetta "sindrome della couvade": comparsa di sintomi sia fisici che psichici negli uomini in attesa di un figlio, sintomi che scompaiono dopo la nascita del bambino. La percentuale di padri in attesa interessata da questa sindrome varia, secondo questi studiosi, fra il 10 % ed il 65 %. I disturbi più frequenti di questa sindrome sono: mal di testa, mal di schiena, mal di denti, disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, ecc.), perdita o aumento dell'appetito, che si manifestano principalmente durante il primo trimestre della gravidanza, acutizzandosi in modo particolare nel corso del terzo mese; diminuiscono progressivamente, fino a quasi scomparire intorno al settimo -ottavo mese e a riacutizzarsi con varia intensità e modalità nel nono mese.

Perché avviene ciò? Il tutto viene spiegato come correlato ad uno stato di ansia conseguente alle preoccupazioni per lo stato di salute della partner e del bambino, all'invidia per la capacità procreativa della donna o alla somatizzazione dello stato emotivo del padre: tutti i sintomi manifestati potrebbero infatti presumibilmente essere espressioni fisiche del bisogno emotivo di sentirsi vicini alla gravidanza, per poterne fare parte, anche se in modo indiretto.

Sebbene l'origine di questi sintomi rimanga materia di congetture, è interessante notare come quei padri che li manifestano, se comparati con quelli che non lo fanno, dimostrino alla fine un atteggiamento molto più positivo nei riguardi della gravidanza. Nel periodo postnatale poi, si prendono più cura dei loro bambini.

"I sintomi della covata sono un tipico esempio dell'empatia che unisce

profondamente una donna con un uomo nelle funzioni creative".

In molti padri di oggi vi sono delle reazioni, dei comportamenti e dei modi di porsi in relazione alla gravidanza che sono riconducibili al significato profondo della couvade : ovvero una ricerca inconscia di nuove sicurezze, ricerca dovuta ai grandi sconvolgimenti che si verificano all'interno della coppia con l'arrivo di un bambino e il sentimento di destituzione dal suo ruolo che l'uomo percepisce per l'arrivo del bambino stesso.

Dott.ssa Silvia Dossi


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