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Nefropatia cronica
E’ possibile la gravidanza in una paziente in dialisi cronica?
Una donna affetta da uremia terminale, e già in dialisi, che desideri iniziare una gravidanza, dovrebbe prima prendere in considerazione l’ipotesi di sottoporsi a un trapianto renale. Una gravidanza in dialisi è possibile, ma la probabilità di perdere il bambino è di circa il 50% e un terzo dei neonati ha problemi clinici o di sviluppo, soprattutto per il rischio di parto prematuro. E’ necessario intensificare il programma dialitico, aumentando gli scambi in dialisi peritoneale (riducendo i volumi a partire dalla 25ª settimana) o eseguendo un’emodialisi quotidiana.
Quali rischi comporta una gravidanza nella donna con trapianto renale?
La gravidanza può avere esito positivo in circa l’80-90% dei casi, con un rischio di dover anticipare il parto nel 50% circa di essi; è tuttavia necessario che, al momento del concepimento, vi siano buone condizioni cliniche, una stabilità immunologica per almeno due anni, nessuna evidenza di rigetto, una funzione renale stabile, con creatininemia inferiore a 1,5 mg/dl, una proteinuria assente o moderata (inferiore a 500 mg/die), una pressione arteriosa normale o ben controllata, una terapia immunosoppressiva a dosi di mantenimento (prednisone inferiore a 15 mg/die, azatioprina inferiore a 2 mg/kg/die, ciclosporina 2-4 mg/kg/die), un’assenza di dilatazione delle vie escretrici. Peraltro, la gravidanza può avere effetti negativi sulla funzione del rene trapiantato. Mancano studi a distanza sugli effetti che può avere sui figli l’esposizione nell’utero ai farmaci anti-rigetto (ad esempio, per quel che riguarda neoplasie e infertilità). I principali problemi sul feto sono il ritardo di crescita (20-30%), il parto prematuro (40-50%), l’aumentata incidenza di mortalità perinatale (8-10 %) e le anomalie congenite (3-5%).
Come trattare le infezioni delle vie urinarie in gravidanza?
Bisogna eseguire l’urinocoltura a partire dal primo trimestre, trattando anche la batteriuria asintomatica e cercando di prevenirla per tutta la durata della gravidanza, in quanto la batteriuria asintomatica può evolvere più facilmente in forme sintomatiche, come la cistite o la pielonefrite. Le infezioni urinarie in gravidanza possono associarsi a complicanze materne (ipertensione arteriosa o proteinuria) e fetali (aborto, riduzione del peso, parto pretermine, mortalità). Se l’urinocoltura è negativa, è opportuno ripeterla all'inizio del 3° trimestre e in presenza di sintomi urinari; se è positiva, è necessario ripeterla dopo il ciclo di terapia antibiotica e successivamente una volta al mese, anche dopo che è diventata negativa. Nelle infezioni sintomatiche delle vie urinarie bisogna avviare empiricamente la terapia anche prima del risultato dell’urinocoltura, in base alle prevalenze batteriologiche note. Evidenze cliniche e sperimentali indicano come antibiotici sicuri le penicilline e le cefalosporine.
Tre milioni di italiani hanno una malattia renale o urologica e molti di più sono a rischio di svilupparla. La Società Italiana di Nefrologia ha aperto su Internet l'area SINpathy (www.sinpathy,org), per attività di educazione sanitaria rivolta ai pazienti e ai loro familiari, con opuscoli informativi e documenti a carattere divulgativo e di sensibilizzazione. Testo scritto da Michele Giannattasio e Giuseppe Gernone (Putignano, Bari)) per la Società Italiana di Nefrologia (SIN© 2002).