Home > LA NASCITA> Gravidanza e Parto: una nuova coscienza femminile, un nuovo protagonismo maschile
Il 30,4% delle donne ha partecipato ad un corso di preparazione al parto; il 15,7% presso un ospedale, il 10,8% presso un consultorio e il 3,9% presso una struttura privata. È nel Nord-ovest che le donne frequentano di più corsi di preparazione al parto (45,5%) e, in particolare, in Piemonte (49,5%). È invece nel Sud che le donne li frequentano meno (10,5%) (Tav. 7). I corsi sono più frequentati dalle donne laureate (47,2%) o diplomate (38,6%), molto meno da chi ha la licenza media (23,3%) o elementare (3,8%).
I corsi di preparazione al parto sono più seguiti dalle impiegate (47,3%) e dalle dirigenti, imprenditrici e libere professioniste (42,8%), meno dalle operaie (32,7%) e meno di tutte dalle casalinghe (16%). Tra le donne che hanno frequentato il corso di preparazione al parto quasi la metà lo ha fatto con il proprio partner.
Nel 13,3% dei casi la presenza del partner è stata assidua, nel 6,6% il futuro padre è stato presente spesso e nel 27,6% solo qualche volta. La presenza dei futuri padri è stata maggioritaria nel Nord-ovest (61,2%) e minoritaria nel Sud (28,6%). E' sempre il Piemonte a presentare i valori più alti di coinvolgimento del partner (75,5%). I mariti delle donne impiegate sono i più coinvolti nei corsi (55,6%).
Ma per quale motivo il 69,6% delle donne che ha sperimentato un parto negli ultimi cinque anni non ha partecipato a corsi di preparazione? In primo luogo perché la donna aveva già frequentato un corso per un’altra gravidanza (22,7%), in secondo luogo perché non esisteva una struttura disponibile (21,4%), o per mancanza di tempo (21,4%).
Il 17,2% delle donne inoltre non lo ha ritenuto utile, mentre il 6,3% non ne conosceva proprio l’esistenza (Tav. 8). La scarsa informazione è maggiore per le donne con la licenza elementare (17,2%) e lo stesso vale per la percezione di inutilità dei corsi (24,3 %). Tra le laureate che non hanno frequentato corsi di preparazione al parto è maggiore la presenza di coloro che avevano già frequentato un corso in precedenza (34,2 %), ma anche di quelle che dichiarano di avere avuto scarsa disponibilità di tempo (25,7%)
Il fumo in gravidanza
Il 25,7% delle donne (circa 625.000 unità) aveva l’abitudine di fumare prima della gravidanza; una volta concepito il bambino, il 62% delle fumatrici ha sospeso il consumo di tabacco durante la gestazione, il 29,6% ne ha diminuito la quantità quotidiana, solo il 7,4% ha continuato a fumare come prima e una quota irrisoria (1%) dichiara di aver aumentato la quantità quotidiana di sigarette: la gravidanza innesca quindi nella maggioranza dei casi comportamenti responsabili modificando lo stile di vita materno, anche se una percentuale piuttosto elevata di donne (il 38%) che fumava prima del concepimento continua a farlo durante la gravidanza anche se spesso in maniera ridotta.
Nel Sud d’Italia le percentuali sono più sfavorevoli: il 55% delle donne che fumavano smette di fumare in gravidanza, il 26,1% diminuisce la quantità e il 17% non modifica le proprie abitudini. Al contrario, le percentuali più favorevoli si osservano al Nord, in particolare nell’Italia nord orientale, dove il 70,5% delle future mamme, fumatrici prima della gravidanza, sospende il fumo, il 27,7% ne diminuisce la quantità e soltanto l’1,8% non modifica le proprie abitudini.
Il livello di istruzione gioca un ruolo fondamentale nell’indurre la futura madre a sospendere il fumo durante la gravidanza: sono molto più numerose le donne diplomate o laureate che smettono di fumare durante le gestazione rispetto alle gestanti meno istruite. Nel complesso, dunque, le donne manifestano un elevato grado di consapevolezza dell’estrema rischiosità del fumo durante la gravidanza e, nella gran parte dei casi, modificano le loro abitudini rispetto al fumo (Tav. 9).