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Gravidanza e Parto: una nuova coscienza femminile, un nuovo protagonismo maschile

In sintesi...

L’indagine evidenzia nel nostro paese una marcata consapevolezza delle donne rispetto ai temi affrontati. I controlli svolti durante la gestazione, la partecipazione ai corsi di preparazione al parto, la scelta della posizione da assumere durante la nascita sono soltanto alcuni degli aspetti che testimoniano questa crescita della coscienza femminile. Rimane, però, un segmento di donne con basso livello di istruzione che ha ancora difficoltà di accesso alle informazioni.

Queste donne, pur essendo seguite da un medico, non conoscono, per esempio, le tecniche di diagnosi prenatale, non sanno che esistono corsi di preparazione al parto e hanno una generale difficoltà nel rapporto con i medici e le strutture. Si rileva, inoltre, un aumentato interesse e un forte coinvolgimento dei partner: tra le donne che seguono corsi di preparazione al parto la metà lo fa con il proprio compagno; più della metà delle donne ha il proprio partner vicino al momento del parto. L’immagine dell’uomo che cammina nervosamente in attesa del “lieto evento”, diviso fisicamente dalla propria compagna, non corrisponde più alla realtà. Una situazione contraddittoria emerge per quanto riguarda il ricorso a strutture sanitarie e medici.

Pur essendo evidenti i progressi compiuti (il 99% delle donne è seguita da un medico, il 92,4% dei parti è avvenuto al nono mese, la diagnosi prenatale è di routine anche se non ancora a livelli soddisfacenti), emerge un eccesso di medicalizzazione della gravidanza, come dimostrato, tra l'altro, dal numero elevato di ecografie e di parti cesarei. Sembra che in Italia esista un estensivo ed indiscriminato ricorso ai test diagnostici, che vengono applicati senza particolari differenze alle donne con gravidanze a rischio e a tutte le altre. Le raccomandazioni sulla nascita redatte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1985 sostengono l’importanza del supporto psicologico per le donne al momento del parto.

Parlano di libero accesso di una persona di fiducia in sala parto come fattore determinante per la riduzione degli esiti negativi, raccomandano la partecipazione della donna alle decisioni sul parto, sostengono la possibilità di scegliere la posizione durante travaglio e parto; pongono un limite massimo del 15% alla percentuale di tagli cesarei; raccomandano, infine, la permanenza del neonato sano con la madre e l’immediato allattamento al seno. Non sembra che queste raccomandazioni siano ancora completamente seguite in Italia sebbene, soprattutto per ciò che riguarda il sostegno psicologico di famigliari e amici al momento del parto, si siano fatti notevoli passi in avanti.

Esistono, tuttavia, marcate differenze territoriali: nel Sud le strutture non recepiscono ancora le richieste provenienti dalle donne , al contrario di quanto avviene in alcune parti del Centro-nord. Basta pensare alla “vicinanza” tra i partner in un momento così importante per la vita di coppia e per la donna che è quasi impossibile al Sud ed è entrato quasi a far parte della normalità nel Centro-nord del paese.

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Linda Laura Sabbadini Direttore centrale delle indagini su condizioni e qualità della vita

©MotherLife.com