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Gravidanza e Celiachia
II parte
Controllate c he tra gli eccipienti non ci sia glutine o derivati; se contaminati, anche in piccolissima quantità, è meglio evitarli e sostituirli con altri senza composti derivati dal glutine.
Come si vede non ci sono particolari problemi o rischi nell'affrontare una gravidanza seguendo correttamente la dieta senza glutine. Diverso è il caso della donna che non sa di essere celiaca o che non vuole accettare la dieta senza glutine. In questo caso il glutine può causare una serie di danni
che non sono solo legati al m alassorbimento, ma a nche a llo scatenarsi di reazioni immunitarie abnormi.
Già dall'adolescenza il glutine c omincia a fare danni alla sfera riproduttiva femminile poiché il menarca, cioè il primo ciclo mestruale, può comparire tardi e le mestruazioni possono essere irregolari come ritmo e durata; spesso si tratta di cicli non ovulatori che rendono più difficile, nelle giovani donne, il concepimento.
Le donne celiache che non seguono la dieta, infine, sono più esposte al rischio di abortire (circa 9 volte più frequentemente rispetto alle donne non celiache) o di avere un bambino sottopeso alla nascita o di allattare per meno tempo e con più fatica. Molto lavoro si sta facendo in Italia per una diagnosi precoce di celiachia. Ancora molto spesso tuttavia, la diagnosi si fa tardi, proprio durante una gravidanza o immediatamente dopo: si ritiene che ciò accada perché la gravidanza modifica il delicato equilibrio psico-fisico della donna che non sa di essere celiaca, "coagulando" segni e sintomi.
In questo caso è ovvio che la diagnosi sarà fatta in condizioni estreme: spesso non si fa la biopsia e si consiglia di iniziare la dieta e si rimanda la diagnosi corretta a dopo l'allattamento o a quando le c ondizioni cliniche sono migliorate. La dieta senza glutine però corregge le lesioni intestinali e talora è necessaria una riesposizione a l glutine e una nuova biopsia per essere sicuri
della diagnosi. Si raccomanda, allora, ai colleghi che sospettano una celiachia in una donna gravida di non avere il timore di eseguire una gastroscopia e d u na biopsia a nche in corso di gravidanza: poche precauzioni che riguardano soprattutto il controllo della c oagulazione e d il li vello di emoglobina nel sangue consentono di eseguire l'esame in sicurezza.
La medicina moderna, in ogni caso, dovrebbe mirare ad evitare situazioni come questa. Anche se la diagnosi è fatta tardi, nella storia c linica di tutte le donne ce liache c i sono segnali che avrebbero consentito una diagnosi più tempestiva quali, ad esempio, una non spiegata a nemia da mancanza di ferro o alterazioni dello smalto dentario.
Una considerazione a parte va fatta per gli eventuali problemi psicologici: è piuttosto normale nelle ce liache in gravidanza, ma identico è il problema nelle non celiache, di avere timori per la salute dei nascituro o anche momenti di depressione dopo il parto. Molte donne si chiedono se il piccolo sarà ce liaco e c osa possono fare per impedire che diventi celiaco. In realtà oggi si ritiene che si possa fare ben poco: la celiachia è legata alla genetica e a qualche altro fattore che non ci è ancora dei tutto chiaro. Evitare c he il bambino mangi il glutine non è proponibile e il fatto che venga svezzato tardi non lo protegge. Così oggi sembra ragionevole proporre un comportamento equilibrato: normale e poca e modalità di svezzamento con un occhio vigile a d eventuali segni clinici e c omunque, anche in assenza di segni evidenti, è bene procedere a llo screening con il prelievo di sangue, ma solo dopo che si sia introdotto il glutine nella dieta!
di Carolina Ciacci
Dipartimento Gatroeterologia, Università Federico II Napol
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