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Dal feto al neonato

"..sia in fase di veglia che in fase di sonno, un feto è costantemente sintonizzato con ogni azione, pensiero, e sentimento della propria madre. Dal momento del concepimento, l'esperienza intrauterina forgia il cervello e getta le basi per la personalità, il temperamento e le capacità del pensiero ".

Thomas Verny

Per troppi anni, il bambino in età prenatale è stato considerato nella cultura occidentale come un essere indifferenziato, dotato di un corpo ma non di un'anima; un essere incapace di vedere, di sentire, di comunicare; un organismo passivo ed insensibile, incapace di relazionarsi con il mondo
esterno.

Le numerose ricerche scientifiche che in questi anni hanno indagato la vita prenatale, hanno permesso di scoprire che il nascituro ha una vita intrauterina complessa e imprevedibile. Si sta riconoscendo via via sempre con maggiore forza l'importanza che la vita prenatale ha sullo sviluppo successivo della persona, del suo carattere, della sua personalità. Il periodo gestazionale diventa così una fase fondamentale e basilare per lo sviluppo del temperamento del bambino.

Le indagini sulla vita prenatale hanno messo in evidenza quanto lo stress vissuto dalla madre nel periodo della gestazione possa influire sullo sviluppo successivo del bambino. Gli effetti che lo stress materno esercita sullo sviluppo
postnatale, sono stati da tempo ampiamente dimostrati in modelli animali. Negli ultimi anni stanno emergendo in maniera chiara numerose
evidenze anche per l'uomo.

La disregolazione genica, la distruzione di neuroni e di sinapsi, l'inibizione dello sviluppo dendritico (1), l'inadeguato sviluppo del corpo calloso e del cervelletto (2) sono soltanto alcuni dei meccanismi con cui lo stress agisce sullo sviluppo
neurologico del feto.L'esposizione ad elevati livelli di stress prenatale, particolarmente durante la prima fase della gravidanza, può influire negativamente sullo sviluppo cerebrale del feto, determinando successivamentenei bambini alterazioni di sviluppo delle abilità intellettuali e del linguaggio (3).

Diversi studi negli ultimi decenni hanno dimostrato come lo stress materno in gravidanza possa portare ad alterazioni funzionali fetali, possa indurre complicazioni ostetriche ed avere effetti negativi sul comportamento motorio, che è una delle componenti principali dello sviluppo. Di recente è stato pubblicato un lavoro sugli effetti dello stress materno durante la gestazione che sembra essere legato ad una maggiore possibilità di malformazioni congenite come la palatoschisi e i difetti del tubo neurale (4).

Negli ultimi anni una serie di studi hanno documentato l'aumentato rischio di patologie croniche nei bambini esposti a stress materno eccessivo, ansia e depressione durante la vita intrauterina. Dagli ultimi studi condotti dallo psichiatra Martin Teicher, della Harvard Medical School, presentati a Roma ad Ottobre in occasione del II Congresso internazionale sul cervello umano è stato sottolineato quanto lo stress prenatale possa causare danni e anche molto gravi sul nascituro. ,

Le malattie mentali, ha evidenziato Teicher, «oggi affliggono il 15% dei bambini e adolescenti, ma el 2020 si stima che colpiranno quasi la metà dei giovanissimi». Alla base di queste malattie «c'è spesso lo stress, che si può verificare già in fase embrionale con conseguenze gravi per il cervello». Ma accanto ad un stress prenatale bisogna considerare anche l'influenza che lo stress ha nella fase postatale di vita.

Diversi studi hanno dimostrato quanto lo stress durante la nascita e nei momenti immediatamente successivi possa avere delle ripercussioni negative, influenzando lo sviluppo postnatale del neonato.

La transizione dalla vita fetale a quella di neonato è uno dei momenti più dinamici, delicati e potenzialmente rischiosi nel ciclo umano della vita. L'immediato periodo postnatale è caratterizzato da elevati livelli di stress, evidenziati da un aumento delle catecolamine e del cortisolo e da una regolazione neurocomportamentale relativamente instabile.

Di qui la necessità di un processo di umanizzazione del percorso nascita e delle cure perinatali, che si sta affermando gradatamente nonostante le difficoltà inevitabili che tende ad incontrare. Purtroppo le comuni pratiche standard utilizzate nella maggior parte degli ospedali interferisce con la normale sequenza fisiologica della nascita e delle cure neonatali. Invece di facilitare l'espressione di quell'istinto materno che è geneticamente determinato e proprio della donna, i neonati vengono immediatamente portati via dalle loro madri e consegnati alle cure del nido, lavati, profilassati, fasciati e
messi nella culla per ore prima di ritornare fra le braccia della mamma.

E così quel periodo critico del post-partum in cui il neonato dovrebbe essere lasciato a contatto pelle a pelle con il petto della madre in modo da stimolare il rilascio di ossitocina che gioca un ruolo centrale nell'attaccamento madre-bambino, viene ad essere interotto. Invece di essere trattati con calma e tranquillità dalle cure premurose della propria madre, i neonati neonati sono sottoposti a tutta una serie di stimoli intrusivi, che non possono che interferire negativamente con lo sviluppo e l'adattamento alla vita
post natale.

Ed è in questo ambiente poco amichevole e sconosciuto che il nascituro deve superare la più estrema delle transizioni: prendere ossigeno dall'aria e spingerlo nei polmoni anziché continuare ad attingerlo dal cordone ombelicale e dalla placenta. Come è possibile accogliere il neonato con il minore stress e il minore trauma possibili affinché non vi siano danni fisici o psicologici durante il parto?

L. Giacchetti, A. Giustardi Dipartimento di Neonatologia, Clinica Lourdes, Massa di Somma - Napoli

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